Il tentativo di aprire uno spiraglio per un possibile ripescaggio dell’Italia ai Mondiali 2026 si trasforma rapidamente in un caso politico-diplomatico, con il governo italiano che prende le distanze, la FIFA che evita commenti e l’Iran che reagisce duramente. Sullo sfondo, l’attivismo dell’inviato speciale Paolo Zampolli e una Casa Bianca che, almeno ufficialmente, ridimensiona la vicenda.

L’ipotesi nasce dall’iniziativa di Zampolli, vicino al presidente Donald Trump, che avrebbe sollecitato il presidente della FIFA Gianni Infantino a considerare l’esclusione dell’Iran e l’ingresso dell’Italia nel torneo ospitato da Stati Uniti, Canada e Messico. Un’operazione che, secondo diverse ricostruzioni, avrebbe avuto anche una valenza politica, nel tentativo di rafforzare i rapporti tra Washington e Roma.

Ma la risposta italiana è stata compatta e negativa. “Un ripescaggio sarebbe inopportuno. Ci si deve qualificare sul campo”, ha tagliato corto il ministro dello Sport Andrea Abodi. Ancora più netto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: “Mi vergognerei”. Sulla stessa linea il presidente del Coni Luciano Buonfiglio: “Mi sentirei offeso, il Mondiale bisogna meritarselo”.

Anche la Federcalcio ha scelto il silenzio, irritata per essere stata coinvolta in una dinamica definita, in ambienti federali, priva di basi concrete.

La reazione di Teheran e la prudenza della Casa Bianca

Dall’altra parte, la reazione iraniana è stata immediata. Il governo di Teheran ha ribadito la volontà di partecipare al torneo “con orgoglio e successo”, mentre l’ambasciata iraniana a Roma ha parlato apertamente di un tentativo che “mostra la bancarotta morale degli Stati Uniti”.

La questione si intreccia con il contesto geopolitico più ampio, tra tensioni tra Washington e Teheran e interrogativi sulle condizioni di sicurezza per la partecipazione della nazionale iraniana. Anche per questo, l’ipotesi di un’esclusione appare, allo stato attuale, altamente improbabile.

Dalla Casa Bianca, lo stesso Trump ha ridimensionato la vicenda: “Non ci sto pensando più di tanto”, ha detto, lasciando però margini di ambiguità. Più esplicito il segretario di Stato Marco Rubio, che ha sottolineato come eventuali problemi riguarderebbero “alcune delle persone” al seguito della squadra iraniana, più che gli atleti stessi.

FIFA tra silenzio e precedenti storici

La FIFA, per ora, non ha preso posizione pubblica, limitandosi a ribadire — attraverso precedenti dichiarazioni di Infantino — che l’obiettivo resta arrivare al torneo con le squadre qualificate sul campo, inclusa l’Iran. Una linea coerente anche con la tradizione: i precedenti di sostituzione di squadre qualificate ai Mondiali sono rarissimi e, nei casi storici del 1938 e del 1950, i tentativi di rimpiazzo non portarono a soluzioni definitive.

Dal punto di vista regolamentare, l’organizzazione avrebbe comunque margine di discrezionalità. In caso di forfait, la scelta del sostituto dovrebbe però rispettare gli equilibri tra confederazioni, rendendo più probabile l’eventuale coinvolgimento di una nazionale asiatica, come gli Emirati Arabi Uniti, piuttosto che dell’Italia.

Al momento, dunque, l’ipotesi resta altamente teorica. Molto dipenderà dall’evoluzione dei rapporti tra Stati Uniti e Iran e dalle condizioni logistiche e di sicurezza per la partecipazione della squadra iraniana, tra trasferte, ritiri e partite sul suolo americano.

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